L’attacco di Alvaro Ancisi (LpR) che protesta per la serrata di 14 uffici su 23

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Protesta per la “serrata ingiustificata” di alcuni uffici postali nel ravennate il leader di Lista per Ravenna, Alvaro Ancisi, che in una nota sottolinea: “La chiusura immediata, causa coronavirus, dell’ufficio postale di Porto Corsini, già condannato alla soppressione dal prossimo 6 aprile, è solo la punta dell’iceberg. Da un lato il governo ha imposto all’intera nazione il blocco totale delle attività pubbliche e sociali, commerciali e non, esclusi alimentari, farmacie e servizi essenziali, tra cui i ‘servizi bancari, postali, finanziari e assicurativi’; dall’altro, Poste Italiane, che questi servizi ce li ha tutti, non si è limitata a ridurre gli orari o i giorni settimanali di apertura dei propri uffici, ma ne ha chiuso a tempo indeterminato la maggior parte, pure in località prive di sportelli bancari o anche di bancomat”.

“Nel comune di Ravenna – evidenzia il capogruppo di LpR – ne ha tagliato 14 su 23. Al contrario, per esempio, la Cassa di Ravenna, gruppo bancario privato, ha applicato a tutte le sue filiali solo ‘la chiusura pomeridiana, continuando comunque ad assicurare la piena continuità aziendale per svolgere le proprie attività in favore della clientela’. Il modo osservato nel comune di Ravenna dalle Poste Italiane, gruppo aziendale in mano pubblica, non è sembrato il migliore neppure per tener fede a quanto dichiarato ufficialmente tre giorni fa: ‘Considerata l’evoluzione della situazione epidemiologica e l’incremento dei casi di contagio sul territorio nazionale l’Azienda garantisce il servizio con un numero omogeneo di Uffici Postali aperti in proporzione agli abitanti di ciascun Comune’. Non si sa quale proporzione sia stata scelta, ma, fatti i conti nel comune di Ravenna, uno sportello aperto ogni 11.500 abitanti circa non sembra la misura giusta per garantire alla sua popolazione, soprattutto la più fragile e indifesa, una serie di servizi vitali, tra cui, a titolo dimostrativo, i trattamenti pensionistici, le pensioni e gli assegni sociali, le indennità d’invalidità e di accompagnamento, le rendite vitalizie, le prestazioni assistenziali”.

I tagli nelle dieci aree territoriali

“Il comune di Ravenna – aggiunge Ancisi –, essendo il secondo più vasto d’Italia, col maggior numero di frazioni (64), paga la logica, fondamentalmente giusta, che premia i piccoli e piccolissimi comuni assicurando loro, anche in questa emergenza, almeno un ufficio aperto a giorni alterni. Ma non è di buon senso quanto stabilito dalle Poste per il nostro comune, come si può capire analizzando i tagli totali del servizio nelle 10 aree in cui il territorio comunale è articolato, pari tutte a comuni di media grandezza. Vediamo dunque”.

“Nelle aree di città e dintorni – prosegue la nota –: Centro Urbano, Ravenna Sud e Darsena, sono aperti quattro uffici (piazza Garibaldi, via Romea Sud, via Bovini, via Lago Maggiore) e chiusi cinque (via Carducci, via Ravegnana, via Fiume Abbandonato, via Pola, Porto Fuori): significa però che restano senza servizio postale i 20.284 abitanti della Darsena, mediamente più popolata da persone anziane e bisognose. Si salvano l’area di Mezzano dove, tagliata Savarna, resta l’ufficio del suo capoluogo; l’area di Roncalceci, con l’ufficio di Coccolia, unico del territorio; l’area di Castiglione, con l’ufficio di questa località, chiuse però Savio e San Zaccaria; l’area del Mare, con Casal Borsetti, Marina di Ravenna e Lido Adriano, tagliate invece Porto Corsini e Punta Marina Terme”.

“Ma il servizio postale è stato incredibilmente cancellato in toto anche nelle aree di Sant’Alberto (chiuso il suo unico ufficio situato nel capoluogo) con 4.956 abitanti; di Piangipane (chiusi gli uffici del capoluogo e di Santerno), con 6.527 abitanti; e di San Pietro in Vincoli (chiusi gli uffici del capoluogo, di Santo Stefano e di Campiano), con 10.403 abitanti. È stata quindi bistrattata la gran parte del forese più tagliata fuori dalle strade di comunicazione e dai mezzi di trasporto pubblico”.

“Poste Italiane – conclude Ancisi – si fosse almeno consultata col sindaco di Ravenna per organizzare e distribuire i tagli con ragionevolezza ed equità. E certo simile situazione dovrà essere posta in discussione qualora le attuali misure di emergenza si protraessero. Questa azienda dipende dalla Cassa Depositi e Prestiti, di cui il sindaco di Ravenna è membro del massimo organo di amministrazione. Questione di rispetto tra istituzioni di pubblico servizio, prima che politica”.

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