Ordini in calo per il 70% delle imprese ma solo 123 ammalati su 51mila addetti

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Il 70% delle imprese rileva una flessione del portafoglio ordini, il 64% denuncia ritardi nei pagamenti e il 94% prevede una riduzione di fatturato. In compenso in fabbrica ci si è ammalati molto poco e alcuni settori (chimica, farmaceutica, agroalimentare e plastica in testa) stanno reggendo meglio di altri.

I dati di oltre 3mila imprese. E’ questo il contesto preoccupante, ma ampiamente immaginabile, che è emerso dall’indagine di Confindustria Emilia (che raggruppa le imprese aderenti della province di Bologna, Modena e Ferrara) presentata oggi 17 aprile che ha chiesto alle 3.311 imprese iscritte di indicare la previa situazione al 31 marzo in tema di impatto di Covid-19 sulla propria attività. Hanno risposto, all’indagine lanciata lo scorso 2 aprile, 851 aziende pari al 25% del totale imprese associate, che rappresentano oltre 52 mila dipendenti e quasi 18 miliardi di fatturato. Un campione  ben rappresentativo della manifattura delle 3 province.  I dati indicano una oggettiva difficoltà ma anche “sacche” di normalità. Infatti, il 20% dichiara che il portafoglio ordini è in linea con le previsioni  (le  principali filiere che non risentono di riduzione sono: chimica e farmaceutica, agroalimentare,  plastica), il 35% non ha subito ritardi nei pagamenti e il 32,4% dichiara che la crisi non ha avuto alcun effetto sul fatturato.

Approvvigionamenti al rallentatore. Inoltre  il 66% prevede ritardi negli approvvigionamenti che si distribuisce prevalentemente nel ritardo di un mese (il 43% dei casi) rispetto a ritardi più ampi o comunque non definiti imputabili alle difficoltà nei trasporti, (23% dei casi). Le grandi imprese prevedono relativamente molte più difficoltà negli approvvigionamenti rispetto alle piccole e medie (80% contro 65% e 67% rispettivamente), ma, nel caso di difficoltà, il ritardo maggiore di due mesi prevale tra le piccole imprese (14% contro il 9% delle medie e il 7% delle grandi).

Tra banche e Cassa integrazione. Infine circa il 44% delle imprese a fine marzo non aveva chiesto moratorie alle banche (ma il dato potrebbe essere mutato oggi), mentre poco meno del 70% dichiara di aver fatto ricorso alla Cig.

Poco contagio in fabbrica. Infine il contagio: su 52mila dipendenti rappresentati, solo 123 hanno contratto il virus con un tasso di morbilità territoriale del 2,8 x 1.000. Quindi, il luogo di lavoro nel suo complesso nel nostro territorio, pur partecipando al fenomeno, non è stato fonte differenziale di contagio rispetto evidentemente ad altri luoghi purtroppo ormai noti (nosocomi, RSA, mezzi di trasporto collettivi, famiglie, carceri) in cui la convivenza forzata in spazi chiusi è stata fonte evidentemente di rischio maggiore. Sempre sul fronte degli addetti, Il 36% dichiara di avere adottato forme di smart working per una parte superiore/uguale al 50% degli addetti mentre un 25% dichiara di non averne adottata nessuna.

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