Pubblicità desktop 940x90 - mobile 480x68

Appello al Sindaco e al Prefetto di Ravenna da parte di Alvaro Ancisi, capogruppo di Lista per Ravenna, che esprime “forti perplessità sul divieto imposto nel comune di Ravenna alle persone, generalmente anziane o comunque hobbisti, di recarsi nel proprio piccolo orto destinato all’autoconsumo, onde svolgervi le indispensabili attività di coltura e di manutenzione, e talvolta per accudire e provvedere all’alimentazione di propri animali da cortile. Ne ho già accennato al comandante della Polizia locale. Questi orti sono di proprietà privata o ad uso privato. Parlo, ad esempio, delle centinaia di orti comunali assegnati in concessione agli anziani e di almeno 150 situati nei terreni agricoli di Porto Fuori; ma ce ne sono tantissimi in città e nelle frazioni, regolarmente insediati e condotti. Possiamo definirli sociali tutti, non avendo finalità commerciali”.

La legge

“Non c’è alcuna disposizione normativa di contrasto alla diffusione del Covid-19 che giustifichi i controlli serrati e gli avvertimenti di pesanti sanzioni rivolti agli ortisti che si recano a lavorare il loro piccolo orto – sottolinea Ancisi –. Ne riceviamo continue angosciate segnalazioni e se n’è letto sulla stampa.

Tutti, se non siamo in quarantena o positivi al virus, possiamo uscire dalla nostra abitazione, restando all’interno del nostro comune (estraggo dal Decreto del Presidente dei Consiglio dei Ministri 10 aprile 2020 e dall’ordinanza del presidente della Regione Emilia-Romagna 11 aprile), purché:

  • per ragioni di salute, di lavoro o per situazioni di necessità, come l’acquisto degli alimenti e la produzione in proprio di cibo per l’autoconsumo;
  • evitiamo ogni forma di assembramento e osserviamo la distanza di sicurezza interpersonale di almeno un metro;
  • non svolgiamo attività ludica o ricreativa, quale non è lavorare un orto;
  • osserviamo la regola di stare in vicinanza della nostra abitazione che ci è imposta solo se facciamo attività motoria o se conduciamo l’animale di compagnia all’aperto per le sue esigenze fisiologiche;
  • non accediamo a “parchi, ville, aree gioco e giardini pubblici” (così vieta il decreto) a cui è impossibile, oltreché illogico, assimilare degli orti, oltretutto privati;
  • non svolgiamo attività industriali o commerciali sospese dal decreto per questioni di sicurezza: attività comunque estranee ai piccoli orti gestiti per l’autoconsumo, non in regime di impresa”.

Liberare gli orti

“Sono dunque a chiederVi – scrive il capogruppo di LpR –, rispettosamente, di operare, secondo le rispettive competenze, affinché le forze dell’ordine attive localmente vengano indirizzate a ritenere lecito lo svolgimento di attività lavorative su superfici agricole di limitate dimensioni (alias piccoli orti) adibite a produzioni per autoconsumo, seppure non adiacenti ad alcuna propria abitazione, suggerendo se mai la percorrenza più breve. I controlli dovranno comunque applicarsi all’osservanza delle prescrizioni di legge sommariamente indicate qui sopra”.

Il senso della legge

“Chiedere solo che sia applicata rigorosamente la legge – aggiunge Ancisi – non si presta ad essere censurati e nemmeno contraddetti con ragioni personali varie, tanto meno politiche. Tuttavia, ogni legge pone alla sua base ragioni di interesse pubblico. E la ragione unica di quella in discussione è di impedire la diffusione dei contagi da Covid-19.

Bisognerà dunque convenire che recarsi al proprio piccolo orto, gestito per i propri consumi, attraverso la strada più breve, restando sempre a distanza di almeno un metro da altre persone, tanto meno concorrendo ad assembramenti, magari portando anche la mascherine e i guanti quando lo si vorrà, ma sempre all’aria aperta, non può diffondere alcun contagio da virus. Molto minore è tale sicurezza in tutti gli ambienti chiusi a cui si accede per ragioni di salute o di lavoro o per situazioni di necessità, quali gli acquisti di alimenti e di altri prodotti commerciali. Stare all’aperto, in campagna o comunque in aree libere dal cemento, rispettando le dovute precauzioni, è anche molto più salutare, per chi non versa in quarantena o sotto contagio, che stare chiusi in casa senza averne l’obbligo. Fortificare la propria salute e il proprio benessere, anche psicologico, anche attraverso alimenti frutto del proprio lavoro, anziché deprimersi, concorre anzi a rafforzare le difese immunitarie, specie per chi ne ha di meno, magari per l’età. Mi scuso per la franchezza. Ossequi”.

Pubblicità box1 300x250 + box2 300x250

RISPONDI

Scrivi il tuo commento!
Scrivi il tuo nome